Dopo l’introduzione da parte di Apple di Apple Pay, il nuovo sistema che permette di “digitalizzare” le vostre carte di credito e di pagare con il vostro iPhone, molti dubbi sono sorti nel popolo della rete sull’effettiva tutela della privacy da parte di Apple.

Apple, reduce dalla figura barbina dei selfies privati dei suoi utenti rubati da iCloud, ha pubblicato una lettera aperta di Tim Cook che, appunto, parla della privacy di Apple e di iOs con delle argomentazioni non del tutto convincenti e, soprattutto, con la classica arroganza Apple di dare sempre la colpa agli altri anche quando è palese che è solo di Apple la colpa.

PayPal è uscita con una campagna marketing indirizzata proprio ad Apple che dice “Noi, la gente, vogliamo che i nostri soldi siano più sicuri dei nostri selfie” facendo intendere che Apple assicura la massima privacy ma con poche argomentazioni a suo favore dovute, principalmente, al fatto che siccome tutto l’ecosistema Apple è completamente chiuso, nessuno può andare a controllare se queste affermazioni sono vere o meno.

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In sostanza, o ci si fida di Apple oppure ciccia. Questo non significa che uno si debba fidare di Android o di Google, ma Android è completamente open source così chiunque può controllare cosa il sistema operativa fa e come lo fa.

In iOS 8 Apple ha rimosso dai propri server tutte le chiavi di cifratura dei dati dei clienti così i clienti saranno gli unici depositari di questa chiave e Apple non avrà modo di vedere i dati dei clienti, un po’ come da tempo fa Mega, pioniera di questa nuova privacy.

Di interessante lettura è anche il documento iOS Security Guide Sept 2014.